CPF Seminari

Data
31/01/2015 - 11/06/2015
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Programma Evento

Sede

Istituto Montedomini
Firenze (FI)

Razionale
Credo si possa affermare che la questione del rapporto fra psicoanalisi e psicoterapie psicoanalitiche sia uno degli argomenti più frequentati, dibattuti e controversi degli ultimi trent’anni. A dire il vero questo tema ha radici più antiche, come sappiamo, già nel pensiero freudiano, che per molti di noi è la fonte di tutte le fonti. Nel 1918 Freud, davanti agli analisti riuniti nel V Congresso della Società a Budapest affermò che quando il numero degli analisti fosse stato tale da poter curare “una più vasta sezione della collettività umana”, “quando la coscienza della Società avesse compreso il diritto all’assistenza psicologica equiparandolo al più generale diritto alla salute fisica”, allora gli analisti avrebbero dovuto affrontare il compito di adattare la loro tecnica alle nuove condizioni. Ma l’esistenza di molti e diversi punti di vista riguardo quali elementi possano essere ritenuti costitutivi di una psicoterapia psicoanalitica e quali la differenzino da una psicoanalisi sembra riflettere la nostra fondamentale mancanza di chiarezza riguardo al cosa debba intendersi per “processo psicoanalitico”. Sarebbe infatti importante definire i concetti di “lavoro analitico” e di “processo analitico”, ma arrivare a una definizione largamente condivisa di questi termini è assai difficile. Anche perché, una volta stabilite delle definizioni accettabili, bisognerebbe poi sviluppare dei metodi per la valutazione sistematica del grado in cui un particolare trattamento incontri effettivamente quei criteri. In altre parole è più facile sentir dire “questa non è psicoanalisi” piuttosto che poter affermare con ragionevole chiarezza epistemologica “l’analisi è questo”. La psicoanalisi negli ultimi decenni è andata incontro a grandi cambiamenti, che in parte ha fatto e in parte ha subito e la controversia intorno al suo statuto epistemologico ha raggiunto l’interno stesso del movimento psicoanalitico. Non solo viene messa in dubbio l’unità teorica della psicoanalisi, ma anche l’unità della sua pratica. Del resto l’alternativa alla forte metapsicologia freudiana non può essere una debole e frastagliata teoria clinica, né l’istituzione di un modello algoritmico prescrittivo fondato sulla tecnica. Così come non esiste alcun dato clinico che non sia la realizzazione di un’ipotesi teorica che lo precede, non è possibile definire alcun criterio tecnico senza fare riferimento a quale sia l’idea di processo e quale l’idea di cura che vi sottende. Il problema allora potrebbe essere come creare le condizioni necessarie affinché questa diversità teorica e pratica si trasformi in un fattore di progresso anziché di distruzione per la psicoanalisi. In un certo senso quello che questo programma si propone è la possibilità di condividere una buona epistemologia clinica,una metodologia, “intesa come studio delle regole e dei percorsi che conducono a buone ‘inferenze’ e, a partire da queste, all’arricchimento di una conoscenza clinica valida, capace di produrre consenso, di essere comunicabile e, soprattutto, almeno passibile di smentita attraverso la discussione collettiva e la argomentazione razionale.”