Il continuum cardiovascolare

Data
02/02/2019
08:15 - 17:00


Programma Evento

Sede

ASL Caserta
Casal di Principe (CE)

Razionale

Il continuum cardiovascolare, evidenzia chiaramente che gli eventi cardio e cerebrovascolari, rappresentano l’esito finale di una serie di passaggi successivi a carattere subclinico, identificabili nel cosiddetto rischio intermedio. Un primo passaggio fondamentale per definire opportune strategie preventive è quello rappresentato naturalmente dalla identificazione di fattori di rischio; un ruolo di primo piano è svolto da ipertensione arteriosa, dislipidemie, diabete, iperuricemia, obesità e fumo di sigaretta. La modalità più appropriata per identificare le persone a rischio di malattia
è quella realizzata attraverso la valutazione del rischio cardiovascolare globale assoluto, ossia della probabilità di andare incontro a un evento CV maggiore, infarto del miocardio o ictus, nei 10 anni successivi alla valutazione. Sono oggi disponibili stime relative a diverse popolazioni europee e nell’ambito del progetto SCORE, sono state fornite tabelle utili per la previsione del rischio di complicanze cardiovascolare fatali, separatamente per i Paesi nordeuropei ad alto rischio e quelli dell’Europa meridionale a basso rischio. Assai più proficua sarebbe l’identificazione di alcuni tratti genetici predisponenti all’insorgenza di complicanze cardiovascolari, ma al momento attuale non può essere considerato un approccio clinicamente applicabile. E’ infatti patrimonio di tutti noi che la presenza di fattori di rischio, anche multipli , non esprime necessariamente la possibilità di andare incontro a sviluppo di aterosclerosi. Alcuni indicatori sono in grado di fornire utili informazioni aggiuntive: fra questi l’ipertrofia ventricolare sinistra (IVS) è senz’altro una forma di danno d’organo assai studiata, come un comprovato fattore predittivo indipendente per eventi cardiovascolari e mortalità e in particolare il riscontro di una geometria concentrica del VS esprime un rischio ancora maggiore. Per quel che riguarda il danno d’organo vascolare carotideo, è stato ampiamente dimostrato che il riscontro di un aumento dello spessore miointimale carotideo si associa ad un significativo incremento del rischio di eventi. La valutazione del microcircolo retinico sembra assai promettente per le sue correlazioni con il rischio globale di eventi. Inoltre, iniziali alterazioni della funzione renale, quali una lieve riduzione del GFR o la presenza di microalbuminuria rappresentano, nel continuum CV, un momento di transizione verso complicanze cardiovascolari e renali clinicamente manifeste. Un campo di attiva ricerca è rappresentato dalla valutazione di alcuni biomarker circolanti di infiammazione (PCR, mieloperossidasi, tumor necrosis factor alpha (TNFa), interleuchine, ecc), metabolici (Ieptina, adiponectina, grelina, insulinlike growth factor-l), così come dei livelli circolanti dipeptidi natriuretici, metaboliti di sintesi o degradazione del collagene e di cardiotrofina: studi futuri dovranno meglio definire l’utilità clinica di questi parametri.